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Siamo arrivati alla quarta puntata della storia della moka.

Nella prima abbiamo visto gli albori del concetto di macchina da caffè a vapore, con il brevetto di Samuel Parker (https://italianbaristalab.com/la-moka-storia-miti-brevetti/)

Nella seconda abbiamo trattato dello sviluppo della macchina di Parker in quel di Vienna ad opera di August Reiss (https://italianbaristalab.com/la-moka-storia-miti-brevetti-pt-2/)

Nella terza abbiamo visto in dettaglio una Fontana a Vapore (https://italianbaristalab.com/la-moka-storia-miti-brevetti-pt-3/)

In questa occasione vedremo vari modelli di fontane a vapore prodotte dal 1870 circa fino al 1935, gentilmente fotografate e rese disponibili da Alessio Maccioni e Nicole Werther, https://www.instagram.com/mamamoka.museum/?hl=it , Elke Steiner https://www.instagram.com/stories.and.coffee/?hl=it e ovviamente dal sottoscritto.

La Reiss “prima serie” è caratterizzata dal manico con la parte centrale orizzontale (successivamente saranno tutti curvi). Probabilmente in origine era dotata di coperchio in metallo ma successivamente sostituito con quello più funzionale e coreografico in vetro. L’imbuto permetteva il corretto caricamento dell’acqua all’interno della caldaia. Il tappo spegnifiamma del bruciatore a spirito era necessario per interrompere l’apporto di calore al termine dell’estrazione, in modo da non danneggiare le delicate giunzioni o eventuali stagnature.


Qui sopra la Reiss in versione “seconda serie”. Notiamo le differenze di materiali: in questo caso meno pregiati per la base (in legno dipinto) e per il supporto (in ferro). Esistevano versioni diverse, anche di varie dimensioni da 1 a 12 tazze, con prezzi conseguentemente diversi.

Altra versione, priva di marchi e a mio avviso antecedente al 1860 è questa Fontana a Vapore da me trovata a Roma lo scorso anno. Notiamo che la caldaia in questo caso è divisa dalla parte superiore di raccolta, a causa di difficoltà costruttive, risolte successivamente da Reiss.

La Confort Maschine (o Konfort Kaffemaschine), del 1880 circa e a seguire fino al 1917, apporta l’innovazione del rubinetto e del corpo caldaia innestato sui supporti verticali, non più libero di ruotare. 

Altre versioni arrivarono nel corso della fine dell’800 differenziandosi nei materiali e nelle dimensioni. Di solito le Fontane a Vapore più diffuse erano prodotte in ottone nichelato, alpacca oppure placcate in argento (i riflessi bluastri sono dovuti alla normale ossidazione del materiale).

In certi casi assunsero forme estremamente ricercate e ovviamente costose: la moda del caffè in quegli anni era letteralmente esplosa e prepararlo con classe risultava un vero e proprio status symbol.

Nei primi anni del ‘900 si affermarono macchine più slanciate e dotate di filtro “innalzato”.  In questo modo si cercava di ovviare ad un problema di estrazione a temperature eccessive. Molte macchine di questo tipo furono commercializzate in Germania, Austria e Francia.

Soprattutto dopo la Prima Guerra Mondiale ebbero grande diffusione le Fontane a Vapore ad alimentazione elettrica, in certi casi tuttora perfettamente funzionanti.

L’ultimo modello che voglio presentarvi è davvero particolare: una versione elettrica  prodotta a Milano dalla Mazzini & Griffini indicativamente alla metà degli anni ’30 per l’utilizzo sulle navi o sugli aerei di linea.

La base era dotata di un sottobase in ghisa pesantissimo (per la stabilità) e il coperchio era mantenuto bloccato da quattro viti in modo da mantenerlo sempre solidale alla macchina anche in caso di mareggiate o di forti turbolenze aeree.

Ogni macchina qui presentata di sfuggita meriterebbe un articolo a sè, ma l’intento mio è quello di fornire un idea dell’evoluzione stilisto-tecnica di ciò che alla fine porterà alla creazione della “macchinetta di Alfonso Bialetti” (si chiamerà Moka express solo dal 1946, ma questa è un’altra storia..)

 

 

Autore : Lucio Del Piccolo

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